Vino e industrial style: una rielaborazione sul tema

Vineria Moggio, via dei Quintili 51- Roma

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Il progetto della suggestiva vineria Moggio, nell’affascinante quartiere romano del Quadraro vecchio, nasce dall’idea del filmaker Giovanni Prisco, o, meglio, dal sogno di due ragazzi, amici dall’infanzia, con la passione per il vino. Per loro due, nati in un paesino della provincia casertana, il vino è una tradizione di famiglia ed è stato semplice coltivare il loro interesse. Non a caso il nome del locale, assieme al logo, richiama il nome di un’unità di misura del terreno, il terreno dove sin da piccoli hanno cominciato a sognare. Il moggio è anche un piccolo contenitore usato dagli antichi romani per  misurare il grano. Dall’unione di questi due elementi scaturisce la vera essenza del locale: la vineria come contenitore di storie, di passioni, di buon cibo, di eventi  e di persone.

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Complice un’accurata selezione musicale, quello che si respira entrando è una rilassata atmosfera che fa pensare subito al jazz e agli anni ’30. La presenza di strumenti musicali “nascosti” qua e là nella sala e tra le numerose bottiglie di vino è una piacevole sorpresa. Con una sala interna e un giardino esterno la vineria Moggio è un locale dove è possibile gustare vino e assistere ad eventi musicali,  rilassandosi magari al chiaro di luna.

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Aiutati dall’amico interior designer Mario Carredo Casado, che lavora a Barcellona e dall’artista Nicola Mainieri, hanno messo insieme spunti e intenti progettuali. Il locale, sviluppato in lunghezza, offre un ambiente dallo stile industriale ma rivisitato in un’ottica volta al riutilizzo e al riadattamento di concetti, oggetti, complementi ed elementi murari: pareti ridipinte con un effetto invecchiato che donano quell’allure vintage e allo stesso tempo rock, specchi dalla linea decò, tavoli e sedie riciclate e rimesse a nuovo che offrono note cromatiche interessanti, numerose lampade fatte a mano che creano una soffusa e rilassata atmosfera.

I dettagli interessanti sono tanti. Il creativo sistema usato per sorreggere oggetti ai muri, che sfrutta griglie metalliche costituite da ferri da cantiere, rende particolarmente attraente la parete frontale all’ingresso, riempita  di bottiglie di vino.

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Sorprendono l’osservatore spesso e volentieri cornici e quadri disposti in modo creativo.

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Non cattura meno l’attenzione il soffitto nero, attraversato da una parte all’altra da corde che ricordano la graticcia di un teatro. Omaggio del proprietario alla sua passione per la recitazione.

Ma il pezzo “forte” è al centro del locale, dove è situato il bancone: un’ originale rivisitazione di una balconata del teatro dell’Opera risalente agli anni ’30, che si armonizza in modo naturale con il resto degli arredi. Pur riflettendo a pieno il mood  bohemien del locale esso rimane un pezzo a sè.

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Attraversando la sala si arriva al giardino, allestito per accogliere clienti anche all’esterno. Qui protagonista è il verde. L’intento è quello di ricreare uno spazio che richiami l’atmosfera delle soleggiate città del Sud. Le pareti bianche, i colori caldi e le piante contribuiscono allo scopo.

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di Maria Campanaro e Claudia De Carlo

 

 

 

 

 

 

 

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